Il puma senza più artigli
Non si può avere pietà per la morte di Augusto Pinochet. Non è concesso, davanti al suo cadavere esanime, provare un minimo senso di pietas laica e cristiana per chi uccise, e fece uccidere, più di tremila duecento persone e ne fece torturare ventottomila. Non si può avere pietà di una belva assassina.
A ventiquattro ore dalla sua definitiva uscita di scena, mi coglie un senso di rabbia profonda. Il fatto che la signora vestita di nero, con la falce retta dalla mano destra, lo abbia colto tranquillamente nel suo letto, circondato dai suoi affetti più cari, da alte schiere di militari, dai suoi sostenitori, mi fa riflettere su quanto sia ingiusta la giustizia degli uomini. Sono contrario alla barbarie della pena di morte. Tuttavia per Augusto Pinochet avrei fatto volentieri un’eccezione. Un tribunale internazionale avrebbe potuto giudicarlo e condannarlo, arrestandolo durante la sua visita in Inghilterra del 1998. Ma il governo Blair, complice di questo assassino, se ne è lavato le mani concedendogli il permesso di tornare in patria, a morire per corso naturale.
Invece il suo sangue avrebbe dovuto esser versato per placare la rabbia della maggior parte del popolo cileno e della comunità internazionale. Un sacrificio giusto per vendicare tutti quelli che sono scomparsi nei quasi vent’anni del suo regime. Un sacrificio necessario a far capire ai mandanti e ai fiancheggiatori statunitensi del dittatore cileno (il defunto Nixon e il sempre vivo Kissinger) che non possono esistere delitti tanto gravi che non siano puniti. Che non la si può fare sempre franca davanti alla legge.
Questa sarebbe stata la mia giustizia per lui. Una giustizia ad personam. Una vendetta piena e succosa. Goduriosa.
Per te, belva sanguinaria, il mio saluto sarà: addio per sempre, cane bastardo, che ti sei fatto beffe di tutti noi per l’ultima volta…la morte ti sia un tormento. Saperti arso dalle fiamme del rimorso sarebbe per molti di noi motivo di grande sollievo.
Darth Novus
A ventiquattro ore dalla sua definitiva uscita di scena, mi coglie un senso di rabbia profonda. Il fatto che la signora vestita di nero, con la falce retta dalla mano destra, lo abbia colto tranquillamente nel suo letto, circondato dai suoi affetti più cari, da alte schiere di militari, dai suoi sostenitori, mi fa riflettere su quanto sia ingiusta la giustizia degli uomini. Sono contrario alla barbarie della pena di morte. Tuttavia per Augusto Pinochet avrei fatto volentieri un’eccezione. Un tribunale internazionale avrebbe potuto giudicarlo e condannarlo, arrestandolo durante la sua visita in Inghilterra del 1998. Ma il governo Blair, complice di questo assassino, se ne è lavato le mani concedendogli il permesso di tornare in patria, a morire per corso naturale.
Invece il suo sangue avrebbe dovuto esser versato per placare la rabbia della maggior parte del popolo cileno e della comunità internazionale. Un sacrificio giusto per vendicare tutti quelli che sono scomparsi nei quasi vent’anni del suo regime. Un sacrificio necessario a far capire ai mandanti e ai fiancheggiatori statunitensi del dittatore cileno (il defunto Nixon e il sempre vivo Kissinger) che non possono esistere delitti tanto gravi che non siano puniti. Che non la si può fare sempre franca davanti alla legge.
Questa sarebbe stata la mia giustizia per lui. Una giustizia ad personam. Una vendetta piena e succosa. Goduriosa.
Per te, belva sanguinaria, il mio saluto sarà: addio per sempre, cane bastardo, che ti sei fatto beffe di tutti noi per l’ultima volta…la morte ti sia un tormento. Saperti arso dalle fiamme del rimorso sarebbe per molti di noi motivo di grande sollievo.
Darth Novus


0 Comments:
Publicar un comentario
<< Home